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Energia Alternativa ed Energia Fai Da Te > Accumulatori

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Nuove sperimentazioni su celle da 2 Volt, Celle Plantè
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ITA815

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Inviato il: 15/05/2019 21:09:28

Tanta capacità ma poca potenza.

 

Fulminato
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Inviato il: 16/05/2019 20:04:36

Grazie ITA815 per la risposta rapida,
La mia idea ovviamente non è da prendere alla lettera, il mio pensiero sta nel trasformare i cm^2 di un prototipo con forma classica in un cilindro stretto e molto alto, faccio un esempio: un tubo in pvc di diametro 40 mm e alto 2mt, mettere dentro 2 tondini di diametro 1cm oppurtunamente distanziati su tutta la sua altezza, così non ci sarebbe la problematica di unire le piastre con saldature e neppure andare a colare il piombo per creare le piastre alettate...certo probabilmente si otterrebbe 1 volt ma con tanta energia, "qui non saprei i risultati che uscirebbero fuori", ma ipotizziamo 1 volt e una corrente pari a 10A, sarebbe già un buon risultato per poi ricreare in scala con una trentina di tubi, ad esempio calcolando da un vostro prototipo funzionante...ricavarne i cm^2 di esposizione delle piastre alla soluzione elettrolitica diciamo che si potrebbe ricrearla con questa forma allungata.
Che ne dite????

 

ITA815

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Inviato il: 16/05/2019 21:34:38

Purtroppo i tondini non funzionano.
Si creano piastre da contrapporre l' una all' altra per fare in modo che gli ioni colpiscano la superficie delle piastre.
Con dei tondini la superficie da colpire diventa risicata e soprattutto poco omogenea.

Cosa diversa invece sarebbe prendere dei fogli di piombo e arrotolarli con gli opportuni distanziali ... in questo caso avresti piena potenza oltre che la capacità.

Penso però che fare un cilindro alto 2 metri crei comunque una discreta perdita di potenza.

Ci sono dei parametri di conducibilità elettrica delle piastre che non consentono grosse erogazioni di corrente se le piastre sono troppo alte o lunghe.
Questo però è un parametro che sto studiando a fondo in questi giorni.
In questo ultimo mese non ho postato nulla del lavoro che sto facendo su questi studi di conducibilità elettrica.
Oltretutto sono subentrati problemi nell' assemblaggio delle celle in quanto non si possono lasciare piastre libere nell' acido senza dei separatori che ne impediscano il corto circuito delle piastre quando andranno, nel tempo, a piegarsi.
Purtroppo il piombo non è un metallo ... negli anni si piega o si flette con i cicli di carica/scarica ... purtroppo i distanziali che si usano nelle batterie o celle commerciali portano, nel tempo, alla solfatazione.

Comunque sembra che il problema sopra descritto sia riuscito a risolverlo.

Ora sto lavorando sui perni delle piastre ... cerco di trasformare i perni delle piastre in barre potenziali ... questo per eliminare un' altra anomalia che ho riscontrato circa un mese fa ... solo che i test sono appena iniziati e mi ci vorrà almeno 1 mese o 2 prima di tirare delle conclusioni.

Comunque i tondini non rendono.



Modificato da ITA815 - 16/05/2019, 21:43:39
 

AlessandroT

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Inviato il: 16/05/2019 22:44:55

Forza ita! Attendiamo aggiornamenti.



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6 poly 250w. Bella stagione 4 sotto inverter pip 3024 e 2 sotto boiler 24v, inverno tutti sotto inverter. 12 batterie epzs 180ah con densità acido abbassata da 1,28 a 1,24

 

ITA815

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Inviato il: 17/05/2019 08:05:02

Questa è la cella dove non si riscontra alcuna solfatazione.
In pratica ho preso della rete plastificata da giardinaggio e lo piegata a fisarmonica infilando dentro le piastre.
L' appoggio della rete plastificata alle piastre non crea problemi e vi è spazio più che a sufficienza per far defluire le bolle e i gas dell' elettrolisi e per far cadere sul fondo della cella i residui di ossido che si staccano dalle piastre.
Questo però non è un lavoro definitivo ... serve un separatore rigido che simuli la rete plastificata così come si vede nell' immagine ... in questo modo le piastre, anche se tentato di piegarsi o flettersi, rimangono in sede.
Oppure potrebbe anche andare bene la rete plastificata così come si vede in foto e nello spazio vuoto che vi è tra la rete plastificata che divide le piastre serve mettere un busta tipo quelle che usano nelle batterie auto.
In tutti i modi questa è la condizione ideale per fare in modo che le bolle di gas che si formano con l' elettrolisi non restino ferme sulle piastre ... in questo modo la solfatazione non si andrà mai a creare.
E anche se mai dovesse succedere che si crei un po' di solfatazione è sufficiente eseguire vari cicli di carica/scarica equalizzati e la solfatazione si stacca e va sul fondo della cella ripristinando gli ossidi e la capacità della cella.
Questa che si vede in foto è una cella piccola ... ha 10 Ah calcolati sui 7 mAh/cm^2 con un carico C5 ... ma è sufficiente raddoppiare la cubatura della cella e si raggiungono gli 80 Ah sempre calcolati sui 7 mAh/cm^2 con un carico C5.



Immagine Allegata: Cella - 17-05-2019.jpg
 
ForumEA/U/Cella - 17-05-2019.jpg

 

emuland
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Inviato il: 17/05/2019 11:30:45

è rete plastica o di ferro / plastificata. sembrerebbe la prima.

prova a vedere se qualcuno del forum può produrla in 3D (bisogna verificare la resistenza agli acidi.

credo sia la soluzione più semplice per un prototipo

 

ITA815

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Inviato il: 17/05/2019 11:55:34

La rete plastificata la uso da 3 anni dentro le celle ... mai avuto un problema.
La riciclo in continuazione ed è ancora come nuova.

 

ITA815

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Inviato il: 23/05/2019 20:06:54

Aggiornamento della nuova cella con piastre equipotenziali.

Ho iniziato la ciclatura della cella con la densità dell' acido a livello operativo ... corrisponde, al momento a 1100.

La cella è ancora da portare a regime dopo la formazione a bassa densità in quanto ha fatto solo 2 cicli di carica/scarica con la densità operativa.

La cella ha una capacità di 13,25 Ah calcolati sui 7 mAh/cm^2.

Al momento me ne restituisce 12,50 Ah sempre calcolati sui 7 mAh/cm^2.

Il nuovo sistema di assemblare la cella, anche se ha fatto solo 2 cicli completi di carica/scarica, sta restituendo ottimi risultati.

La scarica viene effettuata in 2 step.

Primo step: Si applica un carico C1 sino ad arrivare alla tensione di CutOff del fotovoltaico.

Secondo step: Raggiunta la tensione minima con il carico C1 quest' ultimo viene subito sostituito con un carico C10 e si attende che la tensione di scarica torni a livello di CutOff dell' inverter.

Nel secondo ciclo di carica/scarica la cella ha restituito 45 minuti di accumulo con un carico C1 ... con un carico C10 ha restituito 1 ora e 15 minuti di accumulo.

Questo risultato è stupefacente ... si riesce a scaricare la cella quasi al 90% con un carico C1.

Questo è un indice di potenza straordinario.

Dopo aver caricato e scaricato la cella per 5 minuti con il carico C1 ho anche le tensioni di riferimento di inizio scarica.

A riposo la cella ha una tensione di 1,95 volt (con 13 celle messe in serie corrisponde ad una tensione di 25,35 volt su un inverter che lavora a 24 volt) ... collegando un carico C1 la tensione scende a 1,90 volt (24,70 volt sull' inverter).

Naturalmente questi sono dati parziali in quanto non ho ancora attivato tutte le particelle di piombo presenti negli ossidi ... più avanti avrò i dati definitivi.

Se questo trend si mantiene nel tempo si è in grado di costruire celle Plantè senza concorrenti sui mercati.

Stiamo già studiando, e tra un po' lavorando, ad un nuovo prototipo di cella con piastre montate in un modo mai visto sino ad ora.

Abbiamo già una teoria sul progetto ... ora si tratta di costruire il pacco piastre con questo nuovo sistema di assemblaggio ... dopo la formazione di questo nuovo prototipo vediamo se miglioriamo il risultato ... anche se da parte mia penso ci sia ben poco da migliorare ...

 
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